Perché la prima settimana è decisiva, cosa conservare prima che sparisca, e come evitare ricostruzioni on-chain “troppo ambiziose” da smontare in sede contabile.
Le frodi crypto combinano velocità di movimento e asimmetria informativa: spesso la vittima ha elementi narrativi molto ricchi, ma poche prove tecniche immediatamente utilizzabili. Il perimetro indagativo va quindi costruito come un triangolo tra fatti off-chain (chat, contratti, ricevute), fatti on-chain (hash, indirizzi, timestamp) e vincoli operativi (policy exchange, catene coinvolte, eventuali bridge).
Un errore ricorrente è pretendere una ricostruzione completa senza ancoraggi verificabili. In contesti legali, una mappa on-chain credibile nasce da passi ripetibili: partenza da transazioni note alla vittima, espansione controllata, annotazione delle inferenze e dei livelli di confidenza, e infine confronto con controparti note (CEX, servizi di custodia, issuer stablecoin ove applicabile).
Dal punto di vista metodologico, conviene stabilire fin dall’inizio cosa è “osservazione diretta” e cosa è “ipotesi correlata”. Questa disciplina non è solo formale: riduce il rischio di sovrainterpretazione e migliora la qualità del dialogo con avvocati e operatori.
Non garantiamo il recupero delle criptovalute. Forniamo intelligence on-chain, analisi forense e documentazione tecnica utile nelle fasi procedurali, nei limiti dei dati disponibili e della collaborazione di terze parti.
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